giovedì 5 febbraio 2015

#32 - 5 ottimi motivi per mettersi a dieta e restarci.

Oggi è stata una giornata particolare. 
Dove per particolare si intende ripetitiva.
Dove per ripetitiva si intende me che mi alzo, vado verso il frigo, lo apro, lo chiudo, mi siedo, vado verso la dispensa, la apro, la chiudo, mi sento triste. E poi da capo in un circolo senza scampo.



Non la fame dei bambini del terzo mondo, no.
Non la fame di quando mangi come solo una capra mangia -ciancicando (termine tecnico) quantità indefinite di verdura a ciuffi e dandoti il 3,2,1 prima di mandarla giù.


Non quella fame.
La fame di quando fa Una Mamma per Amica e tu sai che non si può non mangiare davanti a Una Mamma per Amica.
La fame di quando hai il ciclo e allora aprire la dispensa e afferrare pacchi di biscotti è quasi un imperativo morale.
La fame di quando stai studiando, non fai altro che studiare -o magari aggiorni ogni 2 secondi la pagina di facebook ma sti cazzi sono solo dettagli, se comunque lo fai poggiando i gomiti sul libro aperto- e quindi devi ricompensarti in qualche maniera, e la maniera è mangiare, e non la carotina cruda scondita, decisamente no.



Solo che non puoi cedere al primordiale istinto di ingurgitare come un orso prima di entrare in letargo. Non puoi, perché altrimenti i 15 giorni passati a pane, petto di pollo e cicorie andrebbero a puttane a finire nel cesso nella pattumiera.

E tu non vuoi questo.
Proprio non lo vuoi.
Quindi chiudi l'anta/sportello della dispensa/frigo e decidi di prenderti a morsi i gomiti, pur di evitare di totalizzare con un morso di cioccolata Milka ai Tuc (una di quelle schifezze fantastiche, che amo alla follia e che mi sento di consigliarvi caldamente, nel caso in cui doveste mettere su qualche kg) le calorie di un'intera giornata.



Ovviamente nella migliore delle ipotesi, la quale si verifica se e solo se sei abbastanza forte. Solo se la tua forza di volontà è abbastanza forte. Solo se lo vuoi abbastanza.
E mentre sei lì, lo sportello del frigorifero aperto, una mano sulla maniglia, pronta a cogliere il potenziale e auspicabile impulso del cervello a richiuderlo, la tua coscienza inizia a parlare. Con sé stessa, per giunta.


E allora diventa tutto un capirai, se sgarro una volta non fa niente e un no, io sono più forte del salame milanese e del prosciutto di Parma, seguito da un in realtà ho più voglia di dolce per poi non guardare la Nutella NON GUARDARE LA NUTELLA e poi se è già aperta ne prendo un cucchiaio, se è nuova non posso, mamma se ne accorgerebbe -disastro!-, oddio è nuova, allora non posso, allora un biscotto di questi ai cereali con pochi grassi, o forse una gocciola, perché se devo fare una cosa la devo fare bene, ma una gocciola sono 10 minuti di corsa sul tapis-roulant, e allora magari un oro ciok, anzi facciamo un oro saiwa, ma poi se ne mangio uno ne mangio 1000 fino a quando il nostro cervello impazzito non acchiappa un neurone e può stabilire se cedere o meno.




Ed è un po' -anche questa, sono ridondante- una condizione esistenziale.

E' l'ennesima manifestazione della primordiale lotta giusto-sbagliato, nella quale fin troppo spesso ci ritroviamo a optare per il secondo cercando di appiccicargli addosso ragionamenti giusti, alla "se mangio un biscotto non cambia niente", oppure "tanto stasera vado in palestra". Cerchiamo delle attenuanti.


Le cerchiamo perché, fondamentalmente, siamo più che consci di quello che è giusto e di quello che non lo è, solo che non ci basta, e non ci sta bene che non ci basti. 
Allora ci ritroviamo impantanati in discorsi tipo "lo so che non dovrei/avrei dovuto, però...", e il però ci fotte, perché, come disse qualcuno molto più figo e saggio di me uno che non so chi è, quello che viene prima di un "però" non vale niente, è come se non esistesse.
Confondiamo le categorie, quello che è sbagliato diventa sbagliato con un però all'inizio, e in quell'esatto momento smette di essere sbagliato e diventa giusto, giusto per noi.
E io sono contro l'applicazione indiscriminata delle categorie "giusto/sbagliato", oh.




Fatta questa premessa, c'è da dire che un biscotto tira l'altro. Una cosa "sbagliata" tira l'altra.

E' difficile fare qualcosa tipo: okay, apro questo pacco di biscotti, ne prendo solo uno, poi lo richiudo e mi allontano lentamente.
Diciamo che è addirittura utopico.
Stessa cosa vale per gli okay, questa volta va così, la prossima no, lo giuro, lo prometto.
Il senso sottile di tutto ciò è: il rischio di entrare in un circolo vizioso è dietro l'angolo.




Quindi non entriamoci, se poi non siamo capaci di uscirne.
Non entriamoci, se a guidarci non sono volontà e consapevolezza ma solo diosenonmangioqueldolceilmondofinisce.
Non facciamo una cosa solo perché ne abbiamo bisogno, facciamola perché vogliamo, e cerchiamo di distinguere le due cose.



E se non vogliamo fare una cosa lo capiamo perché sappiamo che, dopo averla fatta, ci sentiremmo in colpa. Se rovescio un pacco di Gocciole nel mio stomaco perché voglio farlo, poi non me ne pento. Se lo faccio perché il mio stomaco mi guida, magari quand'ho finito e vomito in bagno sì, un po' forse mi pento.

Quindi. Mettiamo che la volontà è quella di evitare di cedere, di sgarrare, di essere fermi e stabili come le Piramidi, come il saggio sulla montagna, come la Celentano.
Mettiamo che il problema in questione sia che dobbiamo dimagrire, perché l'abbiamo deciso, perché è giusto, perché sì.

COME SI FA? <---



Sostanzialmente si fa che dipende da noi e da nessun'altro, perché nessuno ti può far desiderare qualcosa abbastanza da.
Però ci sono delle cose a cui possiamo pensare, delle cose che possiamo fare, che potrebbero convincerci che magari non è il caso, che magari è meglio di no, che non ne vale la pena.
  1. tappezzare qualsiasi superficie verticale -frigorifero e mobili vari in primis- di foto di te photoshoppato/a con tot kg in meno e fare in modo che siano la prima cosa che vedi al mattino quando ti svegli e l'ultima la sera prima di metterti a letto.
  2. registrare tutte e dico tutte le puntate di Extreme Makeover Diet Edition e vederle di continuo, a ripetizione, perché meglio non mangiare schifezze oggi che essere costretti a correre maratone di 100 km domani.
  3. impostare come sfondo sul cellulare, computer, ipad, ipod, qualsiasi dispositivo tecnologico di cui sei in possesso, foto tipo questa e vergognarti come un ladro quando qualcuno la nota.
  4. ricordarti di tutte le volte che sei da Zara e pensi se fossi più magra. So che lo fai.
  5. pensare che, se dovessi partecipare a Pechino Express, di sicuro non vorresti che ti capitasse questo: 

    Ma in realtà il principio è uno, e unico e solo:

Mangia sempre oggi come se dovessi scendere le scale di Uomini e Donne domani.


E, se in un attimo di assoluta follia doveste pensare che probabilmente non fa niente se oggi ti concedi un biscotto o forse due anche se non c'è due senza tre, ricorda che


Prego.



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