Tutto è iniziato quando ho chiesto alla mia dietologa nutrizionista ('che detto così pare una cosa più sana e salutare, una cosa fatta nel modo cciusto) una dieta terapia alimentare diversa da quella che già facevo, perché «insomma io sono stanca di mangiare sempre le stesse cose nelle stesse quantità, il mio organismo si è abituato, non sto perdendo più un etto di questo passo non tornerò a mangiare cioccolata neanche tra cent'anni», e blablabla.
Ero pronta. Ero pronta ad abbandonare i miei confortevoli e sicuri 30gr di biscotti secchi con 200ml di latte parzialmente scremato la mattina, i miei 50gr di pasta a pranzo e i nonpiùdi 60gr di pane la sera.
Ero pronta, ero stufa abbastanza da voler fare il grande salto, volevo perdere gli ultimi kg di troppo così, tutt'insieme, in modo drastico. Perché a volte una cosa o la fai tutt'insieme o non la fai affatto (per la serie PSS: perle di saggezza spicciole).
Ero pronta, ero stufa abbastanza da voler fare il grande salto, volevo perdere gli ultimi kg di troppo così, tutt'insieme, in modo drastico. Perché a volte una cosa o la fai tutt'insieme o non la fai affatto (per la serie PSS: perle di saggezza spicciole).
Quindi io ero tutta "okay, strappiamo questo cerotto, dammi la dieta nuova, sono pronta, sono forte, sono figa, posso farcela", e la mia dietologa aveva quest'espressione sorridente un po' sadica, e io già da lì avrei dovuto capire, ma non ho capito, che novità.
E insomma, per farla breve, in men che non si dica mi sono ritrovata a sfogliare una TERAPIA ALIMENTARE di 72 pagine.
Terapia + alimentare + 72 pagine...
Il principio su cui si basa questa terapia alim dieta è uno e uno soltanto, e potete farla tutti, voglio dire, che ci vuole. Si fa così:
- visualizza nel tuo cervello tutto quello che ti piace, ma che ti piace proprio tanto, tanto, tanto
- toglilo dalla tua alimentazione così, a scatola chiusa.
That's it.
Questo è il segreto per dimagrire: essere infelice.
Okay, per farla meno drastica, diciamo che per dimagrire la felicità va cercata altrove, ecco (PSS).
Però sì, niente dolci, niente pizza, niente pane (tranne quello di segale, o massimo massimo integrale), niente pasta, niente latte, niente legumi e, soprattutto, niente caffè.
Ora, io sono di Napoli e dintorni, la frase che sento di più nella mia vita è «caffè?» nelle varianti di «ti va un caffè?» e «prima il caffè e poi facciamo/andiamo/vediamo».
Vi lascio immaginare il trauma di dover sciropparmi una enorme tazza di tè verde al suo posto.
E a questo proposito devo fare outing da subito: a me non piace il tè, proprio non mi piace, il principio di doversi ingozzare di acqua bollente e ammettetelo, insapore, è sbagliato, e non mi capacito di come possa piacere a così tanta gente, è una domanda esistenziale per me.
Anche se mi rendo conto che tutte le cinque persone che staranno leggendo questo delirio saranno tipo:
Tornando a noi.
Per chi se lo stesse chiedendo, questa dieta si basa sul principio: ingozzati di verdure e frutta, così non avrai fame. E funziona. Oddio, l'ho iniziata oggi quindi non vedo come il mio punto di vista possa essere affidabile ma ho ancora i 3 kiwi mangiati 3 ore fa sullo stomaco, per cui...
E solo qualche mese fa io ero tipo
Nel senso che la vita è una, non posso mettermi a non mangiare il pane con la cioccolata!
Ma che scherziamo.
Quindi immaginate il trauma di doversi nutrire a verdure scondite sconosciute, petto di pollo e pane di segale, nella migliore delle ipotesi.
Improvvisamente mi sono ritrovata a fare discorsi sconclusionati tipo «ci sono persone che campano senza braccia e senza gambe, vuoi vedè che non posso vivere senza pasta?!», e neppure ci credevo davvero.
Ma.
MA.
Non è una dieta eterna.
Io non dovrò per sempre mangiare così (e ci mancherebbe altro).
Dovrò seguire questa dieta solo per trentacinque giorni.
E questi trentacinque giorni dovranno essermi sufficienti a perdere gli ultimi 5 kg, che altrimenti mi rimarrebbero appiccicati addosso e non basterebbero 3 serie da 15 di squat a smuoverli.
Da qui, questo blog.
Un post al giorno per 35 giorni, poi chi vivrà vedrà.
Ma per ora, questo è il proposito.
Anche perché, ho pensato, tutti potrebbero avere i loro personali trentacinque giorni.
E non devono essere proprio 35 di numero, per essere la stessa cosa: il lasso di tempo allo scadere del quale dovremo aver raggiunto un obiettivo che ci siamo prefissi.
Per concludere, credo sia opportuno allegare una foto della mia colazione di stamattina.
uova strapazzate pane integrale tisana al tè verde
E la mia reazione quando mi sono resa conto di dover effettivamente essere io a mangiare tutto ciò alle 9.00 di mattina.
(No, non è vero, poi l'ho mangiato sul serio)











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